Arrapaho degli Squallor torna al cinema: restaurato il film cult degli anni ‘80

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Arrapaho, il film cult degli Squallor del 1984, torna al cinema in versione restaurata. E sarà proiettato al Filangieri di Napoli nella serata del 3 maggio con la presenza in sala del regista, Ciro Ippolito, e del critico cinematografico, Marco Giusti. Ma dal 12 aprile è già disponibile il DVD in formato blu-ray nei negozi e negli store digitali.

Ispirato dall’album omonimo degli Squallor pubblicato l’anno precedente, Arrapaho è un film demenziale che inizialmente fece molta fatica ad arrivare nei cinema. Ma bastò farlo debuttare in due sale cinematografiche di provincia perché il pubblico ne decretasse il successo. Negli anni, poi, il film è diventato un vero e proprio cult, come del resto già lo erano i dischi degli Squallor. E ora, a distanza di 38 anni, la pellicola è stata restaurata e potrà essere riapprezzata dai vecchi fan e, magari, essere una scoperta per il pubblico più giovane.

L’inizio del film Arrapaho con gli Squallor e la regia di Ciro Ippolito

Ciro Ippolito racconta com’è nato Arrapaho

Arrapaho nasce da un’idea di Ciro Ippolito, che ne scrisse il soggetto, collaborò alla stesura della sceneggiatura e poi ne fu anche il regista. Un’intuizione arrivata casualmente: «Avevo visto da poco il film Monty Python – Il senso della vita e volevo fare qualcosa del genere, però alla napoletana – ha raccontato Ippolito a Gianni Simioli nel corso di una puntata de La Radiazza –. E cercavo un’idea per fare il film. Così, una sera ero a Napoli, tornavo in albergo dopo essere stato a cena da La Bersagliera, e per poco, attraversando la strada, non m’investe un’auto. Era una 500 col tettuccio scoperto e dentro dei ragazzi, con lo stereo a tutto volume, cantavano: “Arrapaho! Arrapaho!”. E io mi dico che quella era l’idea giusta».

Così, l’attore, regista e produttore sale in stanza e butta giù il soggetto: «Ho scritto giusto una pagina, qualcosa ispirato a Giulietta e Romeo ambientato tra le tribù indiane. Poi, il giorno dopo ho chiamato alla Ricordi a Milano, perché ero sicuro di trovarci qualcuno degli Squallor (Alfredo Cerruti lì era il direttore). E nel pomeriggio ero già lì, poi la sera abbiamo firmato il contratto».

Nei giorni seguenti Ciro Ippolito inizia a lavorare alla sceneggiatura: «Ho scritto una bozza con Silvano Ambrogi, che fino ad allora aveva scritto solo per il teatro. Poi sono tornato dagli Squallor e gli ho detto di riscriverla seguendo il loro stile. Così, per quattro-cinque sere ci siamo visti a casa di Daniele Pace e passavamo le notti a ridere e scherzare».

La difficoltà di far uscire il film

Ma una volta ultimato il film, nasce il problema della distribuzione: «Sinceramente, pensavo avessero fatto carte false per averlo – ha confidato Ippolito sempre ai microfoni di Radio Marte –. Invece, quando andai a proporlo a un grosso produttore, mi disse che il film era una stronzata e che nessuno se lo sarebbe visto».

Ma la caparbietà del regista non lo fa desistere di fronte al primo no: «Io al film credevo molto. Allora trovai due cinema, uno a Viareggio e l’altro a Ischia, disposti a proiettarlo nei giorni intorno a Ferragosto, quando c’era la chiusura estiva. E Arrapaho ebbe un successo clamoroso. Addirittura, a Ischia dovettero aggiungere altre proiezioni e la gente faceva la fila per entrare anche a notte fonda».

Record d’incassi

In seguito a quel primo successo, Ciro Ippolito si prende una bella rivincita: «Qualche giorno dopo mi chiamò un grosso distributore e mi propose di far uscire il film in 150 sale in tutta Italia. Ovviamente, accettai e alla fine Arrapaho incassò 5 miliardi di lire. E devo dire che mi sono divertito molto a girarlo, ma è stato ancora più ricevere l’assegno per il mio compenso».

Ma non è l’unica soddisfazione che si toglie Ippolito: «Tempo dopo mi richiamò il produttore che aveva rifiutato Arrapaho. Mi chiese se avevamo in programma un secondo film perché lui era interessato a comprarlo. Gli risposi che al momento non avevamo pensato a niente e lui mi disse che era pronto a pagare un miliardo di lire per avere i diritti, se ci fosse venuta un’idea per un altro film. Quella notte non dormii e alle 8 del mattino seguente ero già nel suo ufficio per parlargli dell’idea per il nuovo film. E così nacque Uccelli d’Italia, che uscì nel 1985».

Gennaro Morra

Nato e cresciuto a Napoli, dove vivo attualmente, ho studiato informatica e sociologia. Ho tante passioni, ma quella che coltivo di più è la scrittura in tutte le sue forme. Sono giornalista pubblicista e ho all’attivo un romanzo, una raccolta di poesie, alcuni testi per canzoni, diversi premi vinti in concorsi di poesia e narrativa, collaborazioni con Repubblica Napoli e il Mattino.

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