Cori razzisti contro i napoletani, El Paìs: «I più odiati in Italia»

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I cori razzisti contro i napoletani ormai in Italia non fanno più notizia; sono diventati talmente una cattiva consuetudine al punto che sono rimasti in pochi a farci caso e a denunciare gli episodi che puntualmente si ripetono. In gran parte degli stadi italiani, da nord a sud, da decenni la squadra del Napoli e i suoi tifosi sono accolti con insulti di stampo razzista; offese che non colpiscono solo i presenti in campo e sugli spalti, ma un intero popolo.

Così, possono cambiare testi e melodie, ma canzoncine e filastrocche hanno sempre lo stesso scopo: umiliare i napoletani. E se qualcuno prova a protestare pubblicamente contro un simile trattamento, viene accusato di essere troppo suscettibile. «In fondo si tratta di goliardici sfottò da stadio», giustifica bonariamente qualcuno, archiviando superficialmente la questione. Ma evidentemente il fenomeno ha implicazioni molto più importanti.

L’articolo de El Paìs sui i cori razzisti contro i napoletani

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E probabilmente la gravità di certi comportamenti è più chiara a chi li analizza dall’esterno. È il caso, per esempio, del giornalista spagnolo Daniel Verdu, che segue la nostra Serie A per El Paìs. E oggi, proprio sui cori razzisti contro i napoletani, firma un pezzo dal titolo “L’Italia abbaia, Napoli cavalca­”; articolo in cui descrive il clima d’odio che accoglie i napoletani ogni volta che si presentano in uno stadio lontano dalla loro città.

«La squadra napoletana subisce insulti razzisti ogni fine settimana nella maggior parte degli stadi – scrive Verdu –; ma ha trasformato la collera che riceve in energia per sopravvivere all’inferno del fallimento e tornare ad aspirare di nuovo allo scudetto». E ancora: «In Italia c’è una squadra che gioca un derby quasi ogni settimana. Una squadra che tutti gli altri odiano e che ogni weekend riceve i peggiori insulti razzisti. E il più ricorrente è “Vesuvio lavali col fuoco”. Si tratta della vecchia idea razzista e nordica che i napoletani sono sporchi, gridano e non sanno come comportarsi. Le stesse cose che cantava anche Salvini anni fa, quando il suo partito chiedeva l’indipendenza del nord Italia e non aveva bisogno dei voti del sud per alimentare i suoi giochi politici».

E secondo il giornalista de El Paìs un fenomeno simile non esiste altrove: «Non c’è nulla del genere negli altri campionati ed è un sentimento diffuso da nord a sud. Infatti, i napoletani hanno problemi anche con calabresi e siciliani. Li maltrattano allo stesso modo in cui noi spagnoli maltrattavamo gli zingari, considerandoli un corpo estraneo. Per questo Napoli è diventata un’isola favolosa e indecifrabile».

Lo striscione di Verona

Forse è proprio per questa difficoltà di essere decodificata e compresa che Napoli attira su di sé tanto odio. E di volta in volta l’ostilità aumenta, tanto dal realizzare uno striscione con le coordinate della città per suggerire ai russi dove dirottare le loro bombe, com’è accaduto la scorsa settimana a Verona. Ma in fondo il razzismo è proprio questo: odiare e voler distruggere ciò che non si conosce e si considera diverso da noi.

Gennaro Morra

Nato e cresciuto a Napoli, dove vivo attualmente, ho studiato informatica e sociologia. Ho tante passioni, ma quella che coltivo di più è la scrittura in tutte le sue forme. Sono giornalista pubblicista e ho all’attivo un romanzo, una raccolta di poesie, alcuni testi per canzoni, diversi premi vinti in concorsi di poesia e narrativa, collaborazioni con Repubblica Napoli e il Mattino.

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