Crisi ucraina: Napoli tra solidarietà e ingiuste accuse ai russi

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La crisi ucraina ha già prodotto 800mila profughi. Ma le stime delle agenzie internazionali parlano di 4 milioni di persone in fuga dal paese occupato dalle truppe russe, se le armi non smetteranno di seminare morte e terrore. E Napoli, come tante altre città italiane, si è mobilitata fin dalle prime ore per mostrare solidarietà al popolo ucraino. Da una settimana, infatti, si moltiplicano le iniziative per accogliere chi è arrivato in città, magari per ricongiungersi ai parenti che già vivevano qui, e per inviare beni necessari a chi è rimasto in patria.

Così, associazioni, parrocchie e aziende si sono attivate per mettere a disposizione abitazioni e posti letto per ospitare i rifugiati. Ma sono stati creati anche diversi punti di raccolta, dove convogliare le donazioni da inviare in Ucraina. Questo mentre si susseguono cortei, flash mob e altre manifestazioni simboliche per chiedere che la pace torni in tutta Europa.

Mobilitate anche le istituzioni per la crisi ucraina

Ma anche le istituzioni regionali e cittadine si sono mobilitate per assistere chi non ha un posto dove stabilirsi. Così, il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha reso disponibile il Covid center di Ponticelli, ormai vuoto, per offrire una prima assistenza. Da lì, poi, i rifugiati saranno ricollocati in altre città.

Il Comune di Napoli, invece, raccoglierà e coordinerà le adesioni di privati cittadini che vogliono ospitare chi fugge dalla guerra. È possibile segnalare la propria disponibilità, compilando il modulo pubblicato sul sito del Comune.

Le ingiuste accuse contro i cittadini russi

Purtroppo, se da un lato Napoli si dimostra una città molto solidale rispetto alla crisi ucraina, dall’altro c’è da segnalare un’ingiustificata intolleranza verso i russi che vivono in città. Infatti, da più parti si registrano episodi in cui queste persone sono insultate e accusate per quello che accade in Ucraina. Mentre, molto spesso, loro stesse sono state costrette a lasciare la Russia proprio per le politiche di Putin che non approvano.

A denunciare un simile accaduto è proprio una donna ucraina, divenuta tristemente nota per un fatto di cronaca di cui fu vittima lo scorso novembre nel rione Sanità. Liudmyla Skliar, infatti, fu colpita da un pregiudicato, che era entrato in un negozio sparando all’impazzata. Un’azione folle con cui l’uomo aveva cercato di vendicare il figlio fermato da un russo, perché il ragazzo aveva investito una donna col motorino.

Liudmyla si trovava in quel negozio per caso e fu ferita da alcune pallottole esplose da Mario Tufano. Colpi che le ruppero le ossa di una gamba e l’hanno costretta a subire più di un’operazione. E ancora oggi la donna riesce a camminare solo con il supporto della stampella.

La denuncia di Liudmyla

Della sua storia si è occupato il consigliere regionale, Francesco Emilio Borrelli, insieme alla trasmissione radiofonica La Radiazza in onda su Radio Marte, seguendone la vicenda.

Il post di Francesco Emilio Borrelli pubblicato su Facebook in cui racconta la storia di Liudmyla

Ora Liudmyla ha voluto raccontare ai microfoni del programma condotto da Gianni Simioli e Serena Li Calzi quanto accaduto al marito; un dolore che si aggiunge a quello già provato per lo scoppio della guerra nel suo paese, oltre al dramma vissuto negli ultimi mesi.

«Sono sposata con un uomo russo – esordisce la donna –. Ci siamo conosciuti 11 anni fa qui in Italia e ci siamo sposati un anno fa. Purtroppo, negli ultimi giorni la gente, italiani e ucraini, lo insulta, lo accusa di essere russo e di stare con Putin, ma non è così. Lui, invece, è molto preoccupato per la mia famiglia, che sta tutta in Ucraina, ma anche per la sua gente. Questa guerra non l’ha voluta il popolo, noi vogliamo la pace. Noi siamo una coppia mista, russo-ucraina, e come noi ce ne sono tante così. Noi vogliamo vivere in pace, non possiamo farci la guerra tra noi».

«Sembra di rivivere le stesse scene di due anni fa, quando iniziò la pandemia – hanno commentato i due conduttori –. Allora erano i cinesi che vivevano qui in città a essere discriminati, ora tocca ai russi».

Intanto, prosegue la raccolta fondi promossa dal consigliere Borrelli e La Radiazza per sostenere Liudmyla finché non potrà tornare a lavorare. Chi vuole contribuire, può collegarsi alla relativa pagina web.

Gennaro Morra

Nato e cresciuto a Napoli, dove vivo attualmente, ho studiato informatica e sociologia. Ho tante passioni, ma quella che coltivo di più è la scrittura in tutte le sue forme. Sono giornalista pubblicista e ho all’attivo un romanzo, una raccolta di poesie, alcuni testi per canzoni, diversi premi vinti in concorsi di poesia e narrativa, collaborazioni con Repubblica Napoli e il Mattino.

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