Don Pedro de Toledo e quei resti rimasti a Firenze: ora Napoli li rivendica

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Un appello partito da Napoli e diretto a Firenze per esaminare i resti di Don Pedro de Toledo e verificarne l’autenticità. A lanciarlo è stata l’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento dei Nobili Spagnoli che amministra la Basilica di San Giacomo degli Spagnoli della città partenopea. Infatti, è proprio in questa chiesa che l’ex viceré di Napoli fece costruire il suo mausoleo funebre e lì avrebbe voluto che riposassero le sue spoglie.

Invece, il nobile spagnolo morì nel capoluogo toscano nel 1553 e i suoi resti vennero conservati nel duomo della città. In seguito a dei lavori, le spoglie furono poi spostate in più occasioni e oggi si troverebbero nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore; ma si tratta di un’ipotesi tutta da verificare. Perciò nei giorni scorsi da alcuni rappresentanti istituzionali e intellettuali napoletani è giunta la richiesta di poter accertare che quello conservato nella chiesa fiorentina sia davvero ciò che resta di Don Pedro de Toledo. E, nel caso gli esami diano esiti positivi, l’intenzione è quella di riportarlo Napoli.

Le figura controversa di Don Pedro de Toledo

In questo modo, dopo cinquecento anni, si rispetterebbero le ultime volontà di Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga, questo era il suo nome per esteso. Infatti, egli governò a Napoli per vent’anni e morì a Firenze solo per obbedire a un ordine giunto dall’imperatore di Spagna.

Era stato lo stesso Carlo V, nel 1532, a inviarlo nella capitale del Regno di Napoli in qualità di viceré. E durante il ventennio in cui la governò, Don Pedro trasformò completamente la città, costruendo strade, castelli e interi quartieri. È per suo volere, infatti, che si realizzarono i Quartieri Spagnoli, Via Toledo, Castel Capuano e Castel Sant’Elmo, tanto per citare qualche opera. Un patrimonio artistico e architettonico che ancora oggi caratterizza strade e piazze napoletane.

Ma Don Pedro de Toledo non fu solo un regnante innovatore e lungimirante. Durante il suo mandato dovette anche fare i conti con i nobili locali che gli erano ostili e spesso gli mettevano contro il popolo. E quasi sempre la sua reazione era spietata e vendicativa, basti dire che nell’arco dei suoi vent’anni di governo le condanne a morte furono 18mila.

L’ostilità del principe di Salerno e la morte a Firenze

Il suo più acerrimo nemico fu Ferrante Sanseverino, principe di Salerno, che l’osteggiò per tutta la vita. Un’ostilità che il nobile napoletano pagò caro, dovendo subire l’ira di Carlo V, che non sopportava le sue proteste contro il viceré. Perciò il sovrano spagnolo gli confiscò tutti i beni e lo condannò a morte. Allora lui dovette esiliare in Francia, dove morì nel 1568. Ma fino a quel momento, anche se caduto in disgrazia, non smise mai di cospirare contro gli spagnoli.

Anche se lo aveva difeso per tutta la durata del suo viceregno, alla fine Carlo V si sbarazzò pure di Don Pedro de Toledo. E lo fece in modo subdolo: pur sapendolo vecchio, malato e infermo, nel 1553 gli ordinò di andare a Siena per sedare una rivolta popolare. E Don Pedro obbedì al sovrano, ma, com’era prevedibile, ebbe un malore nel corso del viaggio e fu condotto a Firenze, dove morì.

Dunque, non è così strano che oggi qualcuno, a distanza di cinque secoli, chieda che le sue spoglie siano portate a Napoli; una città che l’ha reso un rilevante personaggio storico e a cui lui ha lasciato in eredità importanti infrastrutture che da sempre sono un vanto per i suoi abitanti. Per cui probabilmente sarebbe giusto che quei resti, se davvero si accertasse che siano suoi, fossero traslati all’ombra del Vesuvio. E lì troverebbero un posto pronto ad accoglierli, un monumento funebre voluto dallo stesso Don Pedro, che così tornerebbe a casa.

Gennaro Morra

Nato e cresciuto a Napoli, dove vivo attualmente, ho studiato informatica e sociologia. Ho tante passioni, ma quella che coltivo di più è la scrittura in tutte le sue forme. Sono giornalista pubblicista e ho all’attivo un romanzo, una raccolta di poesie, alcuni testi per canzoni, diversi premi vinti in concorsi di poesia e narrativa, collaborazioni con Repubblica Napoli e il Mattino.

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