I 24 Grana son tornati a casa: Napoli ultima tappa di “A raccolta tour”

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C’è quasi sempre un velo di malinconia nelle reunion delle vecchie band musicali. E spesso, assistendo ai loro concerti, si ha la sensazione di ritrovarsi in una patetica operazione nostalgia. Ma non è il caso dei 24 Grana, tornati a suonare nella loro formazione originaria a distanza di 11 anni; mentre il loro ultimo concerto ufficiale, senza il bassista Armando Cotugno che aveva lasciato due anni prima, è datato 2013.

Del resto, basta guardare i volti di chi è venuto ad ascoltarli qui a Napoli, a casa loro, in quest’ultima tappa di un tour di cinque date, per rendersi conto che non si tratta di un raduno di gente desiderosa di rivivere la propria gioventù. Tra il pubblico, infatti, ci sono i millennial, che hanno scoperto da poco le canzoni dei 24 Grana; i 30enni, 40enni e 50enni cresciuti a pane e dub; ma anche quelli più attempati, che magari hanno conosciuto la loro musica accompagnando i figli a un concerto una ventina d’anni fa, rimanendone folgorati.

L’inizio del concerto

Così, stasera a La casa della musica ci sono riunite cinque generazioni, un’enorme famiglia allargata che si ritrova sotto un palco con la voglia di cantare, ballare e far festa, condividendo emozioni e ritornelli mai passati di moda. E la conferma che non sono venuti a una rimpatriata, ma a un vero concerto rock, arriva con le prime note di Piccola kanzone per K con cui si apre il concerto.

Basta l’ascolto di questa prima canzone per dar ragione ai 24 Grana, quando, raccontando della reunion, sostengono di essersi ritrovati per il gusto di farsi una suonata tra vecchi amici e che, appena hanno riacceso gli amplificatori, il sound della band si è subito ricomposto. Ed è propria questa la sensazione che arriva, mentre Francesco Di Bella e gli altri della band ripropongono i brani storici, ripescandone anche alcuni che nei live di solito venivano dimenticati, come Nun me move maje, traccia contenuta in Metaversus, il loro secondo disco.

Ma, ovviamente, ci sono diversi riferimenti anche a Loop, l’album d’esordio che quest’anno festeggia il suo venticinquesimo anniversario. E proprio per celebrare la loro prima creatura il gruppo di recente ha pubblicato un disco antologico, stampato solo in vinile, che contiene dieci successi e un inedito, A raccolta, con il featuring di Clementino.

A raccolta – 24 Grana feat Clementino

Clementino duetta con i 24 Grana

E la Iena White appare sul palco durante l’esecuzione del brano, sciorinando le sue rime cadenzate e mandando in visibilio il pubblico. Poi, terminata la canzone, il rapper annuncia quella seguente: «Sapete com’è nato “Clementin’ Spacc’’e vetrin’? Pecchè me piaceno ‘e cosa ca spaccano». Parte, così, un duetto con Francesco sul pezzo contenuto in K-Album, che è uno dei momenti più belli della serata.

Clementino lascia il palco ma non lo show, rimanendo dietro le quinte e ricomparendo di tanto in tanto per girare un video o incitare la folla. Insomma, è un ex fan che si ritrova protagonista di un live dei suoi idoli e si gode la festa.

Francesco Di Bella in grande forma

Intanto il concerto prosegue e tra il pubblico si poga sui pezzi più tosti e si ondeggia abbracciati su quelli più soft. Francesco Di Bella, poi, alla soglia dei 50 anni, appare più in forma che mai, come se avesse ritrovato il suo mood naturale nel riabbracciare i vecchi compagni d’avventura (Renato Minale batterista; Armando Cotugno, bassista e seconda voce; Peppe Fontanella, chitarrista) a cui si è aggiunto il tastierista Gino Giovannelli.

Così, si scivola verso la fine del concerto, quando sul palco salgono vecchi e nuovi amici per la long song che chiude la serata. E i 24 Grana sono affiancati da Dario Sansone dei Foja, Roberto Colella de La Maschera e dallo stesso Clementino per cantare tutti insieme quella Stai mai ccà, diventata canzone manifesto per i fan più accaniti della band.

Video di Stai mai ccà eseguita con Dario Sansone, Roberto Colella e Clementino

Alla fine dell’ultimo brano, dopo due ore di musica, si torna a casa un po’ più felici e le tante ferite del cuore un po’ meno sanguinanti. E ancora più convinti che “’Na bella storia nun pò fernì”.

Bentornati a casa guagliù!

Gennaro Morra

Nato e cresciuto a Napoli, dove vivo attualmente, ho studiato informatica e sociologia. Ho tante passioni, ma quella che coltivo di più è la scrittura in tutte le sue forme. Sono giornalista pubblicista e ho all’attivo un romanzo, una raccolta di poesie, alcuni testi per canzoni, diversi premi vinti in concorsi di poesia e narrativa, collaborazioni con Repubblica Napoli e il Mattino.

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