Il Pulcinella di Antonio Gargiulo in scena al Tram

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Anche stasera, domenica 24 aprile, al Tram di Port’Alba alle 18 Antonio Gargiulo è tornato a vestire i panni di Pulcinella in Con licenza dei superiori – dentro la maschera nera, di cui è regista e attore. E con lui hanno condiviso il palco Sara Saccone, Vito Pace, Antonia Baiano, Emiliana Bassolino e Stefano Quisisana.

Uno spettacolo di cui è protagonista la maschera di Pulcinella, in cui si ritrovano i napoletani. «C’è una ragione geologica nel modo di essere dei Partenopei – sottolinea Gargiulo –. È un popolo figlio della lava, del fuoco, dei venti, del mare. Proprio perché nato dal dialogo tra questi elementi freme, sa reagire e non si impantana».

Un popolo che s’identifica nella maschera di Pulcinella

Pulcinella incarna l’anima di un popolo e le sue innumerevoli contraddizioni, come sottolinea il regista. È una maschera che evolve, assolutamente non statica, al contrario delle altre maschere, quali Pantalone e Balanzone, che rappresentano dei tipi fissi e, in quanto tali, molto più difficili da attualizzare.

Se da una parte, infatti, il popolo partenopeo non si arrende, dall’altro è plasmato dalla costrizione, da regole imposte e mai autogestite, che lo portano a compiacersi di essere assoggettato. Non a caso Pulcinella non fu mai padrone, a rappresentare un’identità collettiva nata da un tentativo di rivoluzione, quella partenopea, repressa nel sangue, che eliminò tutte le menti più illuminate.

«L’identità individuale rappresenta una sorta di gioco linguistico, un artificio edonistico – continua Gargiulo –. Ognuno di noi, infatti, è figlio di una storia, di un’epoca e appartiene a un popolo. È tutto questo che ci caratterizza, che ci identifica. Se perdiamo questo, perdiamo le nostre radici».

Una maschera tra folclore e tradizione

«Pulcinella non rappresenta il folclore bensì la tradizione – evidenzia Antonio –. E la tradizione per rimanere tale va tradita, altrimenti si cristallizza».

Poi, nella parte finale dello spettacolo Gargiulo riprende Il figlio di Pulcinella di Eduardo De Filippo, che ebbe molto a cuore il tormento e il disagio giovanili propri di un’epoca.

«Non si può vivere senza alcuna maschera – sostiene il regista –. Forse la si può abbandonare solo di fronte a un’unica persona o, per pochissimo tempo, al cospetto di una moltitudine di soggetti. La maschera, in fondo, è sincera. Ci fa capire chi abbiamo scelto di essere».

Tania Sabatino

Classe 77, sono nata e cresciuta a Napoli, dove ho conseguito la laurea in sociologia e concluso un dottorato di ricerca. Sono giornalista pubblicista e in passato ho collaborato con il Roma e Il Denaro. Ho all'attivo diverse pubblicazioni e attualmente collaboro con vari blog.

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