“Le buste”, in scena la disperata e alienante normalità

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Quattro buste celano il viso di quattro attori, nascondendone la reale identità e permettendo che a essa se ne sostituisca una costruita ad arte, a misura delle aspettative dello spettatore.

Federico, nel gruppo, è il vero burattinaio della situazione, capace di tirare i fili dei suoi compagni e di muovere le leve di quel grande palcoscenico che è la vita quotidiana.

Poi c’è Asia che vive tra un sogno e un bisogno artefatto. Sposa il progetto della coppia costituita da Federico e Tommaso, per “sporcarsi un po’ con la vita vera”; è pronta a ritrarsene quando non si rivela abbastanza divertente è redditizio; torna a saltare sul carro del vincitore quando arriva notorietà grazie alla partecipazione a una trasmissione trash. Tommaso rappresenta la giustizia, pur mantenendo le sue umane fragilità, la moralità empatica, l’amicizia pura.

Gennaro Esposito racconta Le buste

«Tommaso crede nell’amico Federico fino alla fine – spiega il regista, Gennaro Esposito –. Vuole salvarlo da sé stesso e riscattarlo, ma tutto precipita con la partecipazione alla trasmissione trash».

In quell’occasione Tommaso, in un tentativo di ribellione estrema, di rottura di un circuito perverso, defeca sul divano, in diretta. Mai potrebbe immaginare che quel gesto, simbolo dell’insulsaggine e della mediocrità assolute, invece di mettere fine a tutto, lo consacri a icona dell’essere umano vittima dell’appiattimento più becero e dei bisogni fisiologici più basici e feroci.

«Tommaso è preda di un abbandono puro – evidenzia il regista – mentre Federico, pur tenendo alla loro amicizia, è preparato all’inevitabile scissione. Non a caso dice che il gruppo dev’essere composto da tre uomini e una donna».

Il terzo uomo è, appunto, la riserva. Un essere amorfo, pronto a subire qualunque cosa, ad assecondare qualsivoglia capriccio, pur di rimanere in gioco e mettere il piatto a tavola.

Federico, il grande manipolatore, a sua volta è figlio e vittima di un trauma primigenio: quello generato dalla presenza ingombrante di un padre-padrone, la cui scomparsa non solo rivela la sua intrinseca fragilità umana tutt’altro che divina, ma anche la sostanziale indifferenza del mondo a una tragedia individuale.

«Questo dolore – ribadisce Gennaro – dovrebbe umanizzarlo e c’è un attimo in cui sembra che questa metamorfosi stia per compiersi. Ma alla fine Federico sceglie di rimanere un automa, pur di non scomparire come è accaduto al padre».

Una produzione Teatro Tram

A ospitare Le buste, spettacolo vibrante, figlio di una regia collettiva e condivisa, mai direttiva, è stato il Teatro Tram di Port’alba, dal 7 al 10 aprile.

In scena, assieme a Gennaro Esposito, che firma anche testo e regia, le intense vibrazioni interpretative di Marta Chiara Amabile, Giuseppe Di Gennaro e Enrico Disegni. I costumi sono di Giorgia Lauro, mentre la produzione è del Teatro dell’Osso con TRAM teatro.

Tania Sabatino

Classe 77, sono nata e cresciuta a Napoli, dove ho conseguito la laurea in sociologia e concluso un dottorato di ricerca. Sono giornalista pubblicista e in passato ho collaborato con il Roma e Il Denaro. Ho all'attivo diverse pubblicazioni e attualmente collaboro con vari blog.

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