Patto per Napoli: pro e contro sull’accordo da 1,2 miliardi di euro

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È stato firmato martedì il Patto per Napoli, l’accordo tra governo e Comune per ripianare il debito della città ed evitarne il default. Così, in una cerimonia solenne svoltasi nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino, il primo ministro, Mario Draghi, e il sindaco, Gaetano Manfredi, hanno sottoscritto il documento che impegna lo Stato a trasferire nelle casse di Palazzo San Giacomo un miliardo e 231 milioni di euro in 20 anni. In cambio, il Comune di Napoli dovrà attuare un piano di riorganizzazione per migliorare il suo bilancio, che oggi segna un deficit di oltre 5 miliardi di euro.

Il piano è strutturato in tre punti: efficientamento della riscossione; valorizzazione del patrimonio comunale; riorganizzazione delle società partecipate. In altre parole, la città dovrà ridurre l’evasione fiscale, che oggi è stimata in 2 miliardi di euro; recuperare più soldi dalla vendita e dagli affitti dei propri immobili; rendere più efficienti e redditizie le sue aziende. Inoltre, ci sarà un aumento dell’addizionale Irpef dello 0,1 per cento per il 2023 e di un ulteriore 0,1 per cento nel 2024. Tutto ciò dovrebbe portare il Comune a recuperare 308 milioni di euro.

Reazioni favorevoli alla firma del Patto per Napoli

Ovviamente, è soddisfatto per la chiusura dell’accordo il sindaco Manfredi, che vede nel Patto per Napoli un’occasione di rilancio per la città.

«Ci consente di mettere in sicurezza il bilancio ed evitare il dissesto – ha dichiarato il primo cittadino partenopeo alla web tv del Comune –. Questo avrebbe comportato la svendita del patrimonio e la privatizzazione delle partecipate. Invece così riusciamo a mantenere pubbliche le partecipate e a valorizzare il patrimonio nell’interesse dei cittadini. Ma soprattutto possiamo partire con una stagione di rilascio per migliorare le condizioni economiche e la qualità della vita dei napoletani».

Saluta con favore la stipula del Patto per Napoli anche Antonio Bassolino, che alle ultime elezioni era uno dei candidati a sindaco e che ora in Consiglio Comunale siede tra i banchi dell’opposizione.

«Per Napoli è una buona giornata – scrive su Facebook l’ex inquilino di Palazzo San Giacomo –. L’accordo firmato da Draghi e Manfredi nel Maschio Angioino è un fatto positivo. È ora essenziale utilizzare bene queste disponibilità finanziarie e le altre del PNRR. È poi importante che vi sia uno scatto, una vera novità nella vita concreta e quotidiana della città; finora questo non si è visto e invece la fiducia, la partecipazione, il protagonismo delle persone sono risorse fondamentali».

De Magistris polemico

Non manca occasione di polemizzare Luigi de Magistris, che sul Patto per Napoli si dice scettico: «È sicuramente un passo avanti per la città – ha dichiarato il predecessore di Manfredi ai microfoni di Radio Marte –. Tra l’altro sono soldi che dovevano arrivare già quando io ero sindaco e che non ci hanno voluto dare deliberatamente. Ora, però, leggendo le carte si scopre che ci sarà un aumento delle tasse e altri debiti che si accumuneranno. Quindi tutto si gioca sulla capacità del governo della città di tramutare questi soldi in servizi migliori per i cittadini».

Poi affonda il colpo sulla nuova giunta: «Ora loro hanno i soldi che noi in dieci anni non abbiamo mai avuto – ha detto l’ex magistrato –. Perciò ora non hanno più scuse». E sul problema degli evasori fa notare: «Il maggior creditore del Comune è proprio lo Stato – denuncia su Instagram –. Infatti, l’Università Federico II ha un debito di 13,8 milioni di euro. E, in generale, ci sono 285 enti, pubblici e privati, che hanno un debito complessivo di 154 milioni di euro. Mentre sono solo 93 i privati cittadini non in regola e che devono al Comune 16 milioni di euro».

Un pacco per Napoli

Ma c’è anche chi si schiera apertamente contro l’accordo firmato da Draghi e Manfredi, definendolo sarcasticamente “un pacco per Napoli”. È il caso di Giuliano Granato di Potere al Popolo: «Non si sa bene cosa ci sia scritto in questo accordo – ha dichiarato il rappresentante politico, anche lui intervento a Radio Marte –. Ma è chiaro che questi soldi non sono un regalo e i napoletani dovranno dare qualcosa in cambio. Si parla già di privatizzazioni e di un aumento dell’Irpef, che a Napoli è già fissata al massimo consentito. I soldi che arriveranno non saranno spesi per migliorare i servizi, ma per pagare gli interessi del debito di 5 miliardi accumulato finora».

Perciò, in conclusione: «Questo accordo è solo “un pacco per Napoli” che pagheranno i cittadini. Sarebbe stato più giusto azzerare il debito alla città e permettergli di ripartire. Invece, in questo modo il patto non serve a nulla».

Gennaro Morra

Nato e cresciuto a Napoli, dove vivo attualmente, ho studiato informatica e sociologia. Ho tante passioni, ma quella che coltivo di più è la scrittura in tutte le sue forme. Sono giornalista pubblicista e ho all’attivo un romanzo, una raccolta di poesie, alcuni testi per canzoni, diversi premi vinti in concorsi di poesia e narrativa, collaborazioni con Repubblica Napoli e il Mattino.

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