Salernitana salva, i granata devono ringraziare anche Napoli

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Alla fine la Salernitana si è salvata e giocherà in Serie A anche nella stagione 2022/23. Un’impresa sportiva che ha del clamoroso, se si considera che i granata avevano chiuso il girone d’andata con appena 8 punti e che il Venezia quartultimo ne aveva 9 di vantaggio.

E se la classifica era drammatica, la situazione societaria era nella più totale confusione. Infatti, dopo aver vinto i campionati di Serie C e B, i due proprietari, Claudio Lotito e Marco Mezzaroma, avrebbero dovuto vendere la squadra, poiché il primo era già in possesso della Lazio e il regolamento della Figc non consente a uno stesso soggetto di avere quote azionarie di più club calcistici nel medesimo campionato. E lo stesso Mezzaroma, essendo cognato di Lotito, sarebbe dovuto uscire dalla società, in quanto il divieto della multiproprietà è esteso anche ai parenti.

Per questo lo scorso luglio, prima dell’inizio della nuova stagione, i due imprenditori avevano lasciato le cariche che ricoprivano nella Salernitana, affidando a un organo giudiziario il compito di vendere la società al migliore offerente.

La Salernitana salvata dal napoletano Danilo Iervolino

Così, la squadra aveva iniziato il campionato non avendo potuto operare adeguatamente sul mercato e con grandi incertezze sul piano societario. E dopo quattro mesi rischiava addirittura l’esclusione dalla Serie A, considerato che la Figc non era disposta a concedere ulteriori proroghe per ultimarne la vendita. In sostanza, a dicembre la Salernitana era a un passo dal baratro.

Ma, quando tutto ormai sembrava perduto, il primo gennaio giunse l’offerta giusta da parte di un imprenditore napoletano. Infatti, a mettere sul piatto circa dieci milioni di euro, più altri venti per la gestione della società e il mercato di riparazione, era Danilo Iervolino, il re della formazione universitaria. Ed è paradossale che a salvare i granata fosse proprio lui, un facoltoso 43enne proveniente dalla città per cui spesso i tifosi della Salernitana invocano la distruzione con l’eruzione del Vesuvio.

L’odio per Napoli non si è mitigato

Una circostanza che non è servita a mitigare l’odio che molti salernitani nutrono verso i napoletani; anzi, allo stadio Arechi i cori razzisti e discriminatori contro Napoli e i suoi abitanti sono stati una costante anche nei mesi scorsi. Tanto che ad aprile lo scrittore Maurizio de Giovanni, stanco di questo comportamento becero da parte dei tifosi granata, aveva annunciato l’annullamento delle presentazioni del suo ultimo libro nella città dello sbarco.

La clamorosa rimonta della Salernitana

Intanto, la Salernitana aveva iniziato la clamorosa rimonta in classifica, dopo la sfavillante campagna acquisti di gennaio orchestrata da Walter Sabatini; il direttore sportivo preso da Iervolino per tentare il miracolo della salvezza in Serie A. E a due giornate dal termine era ancora in lotta con Genoa e Cagliari per decidere le due squadre che sarebbero finite in Serie B con il Venezia già retrocesso. La classifica recitava: Salernitana 30; Cagliari 29; Genoa 28. E alla penultima giornata i granata avrebbero fatto visita all’Empoli, i sardi avrebbero ospitato l’Inter, mentre i liguri erano di scena nell’odiata Napoli. Un turno che avrebbe potuto sancire la matematica salvezza per la squadra guidata da Nicola, se avesse battuto i toscani e nerazzurri e partenopei avessero fatto rispettare il pronostico per i loro rispettivi impegni.

E in effetti i tre risultati stavano per allinearsi, perché mentre la Salernitana all’83’ batteva un calcio di rigore a Empoli, che poteva regalarle il vantaggio, Napoli e Inter facevano il loro dovere, dando tre gol a Genoa e Cagliari. Ma Perotti si faceva parare il tiro dagli 11 metri e il discorso salvezza per campani e sardi era rinviato all’ultima giornata. Non per i liguri, condannati alla retrocessione da Insigne, Osimhen e Lobotka.

L’ultimo atto del campionato, poi, sappiamo com’è andato, con il Cagliari incapace di andare oltre lo 0-0 a Venezia e la Salernitana salva, nonostante lo 0-4 casalingo rimediato dall’Udinese. E i tifosi granata a fine gara hanno potuto esultare e gioire per un traguardo che solo cinque mesi fa sembrava irraggiungibile; un successo storico, perché la loro squadra non ha mai disputato due campionati consecutivi di Serie A.

Dietro il successo dei granata c’è anche Napoli

Così, al fischio finale di Cagliari-Venezia è scattata la festa e la Salerno sportiva ha celebrato Danilo Iervolino, l’artefice del miracolo. E magari, chissà, qualcuno in cuor suo avrà ringraziato anche il Napoli, che, eliminando il Genoa dalla corsa per la salvezza, ha contribuito non poco alla causa granata.

Insomma, il Napoli e i napoletani, uno in particolare, hanno avuto un ruolo importante in questo successo della Salernitana. Peccato che dai tifosi granata non sia arrivato nessun segno di riconoscenza. Certo, non si chiedevano striscioni di ringraziamento, sarebbe bastato sotterrare l’ascia di guerra e non spargere più odio su un intero popolo. Invece, anche domenica dagli spalti dell’Arechi si sono levati cori contro i partenopei, sporcando una festa che avrebbe dovuto esprimere solo gioia e civiltà. E s’è persa l’ennesima occasione per rendere il calcio uno sport migliore.

Gennaro Morra

Nato e cresciuto a Napoli, dove vivo attualmente, ho studiato informatica e sociologia. Ho tante passioni, ma quella che coltivo di più è la scrittura in tutte le sue forme. Sono giornalista pubblicista e ho all’attivo un romanzo, una raccolta di poesie, alcuni testi per canzoni, diversi premi vinti in concorsi di poesia e narrativa, collaborazioni con Repubblica Napoli e il Mattino.

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