Metropolis: il vertice della fantascienza

Metropolis: il vertice della fantascienza
Metropolis

“Metropolis” è un caposaldo del cinema muto e della fantascienza, diretto dal visionario regista Fritz Lang nel 1927. Ambientato in una futuristica città distopica divisa fra la classe dominante e i lavoratori, il film è una riflessione profonda sui temi della giustizia sociale, del potere tecnologico e della lotta di classe. La storia ruota intorno a Freder, il figlio di un potente industriale che governa la città dall’alto, e Maria, un’umile attivista che cerca di portare speranza agli oppressi operai che lavorano nelle catacombe della metropoli. Quando Freder si innamora di Maria e scopre l’iniqua realtà che si nasconde dietro al lusso e alla prosperità della classe dirigente, si trova di fronte a un conflitto che lo porta ad agire per cambiare il destino sia degli oppressi che degli oppressori.

L’influenza di “Metropolis” sul cinema successivo è immensa, con la sua visione stilistica e i suoi effetti speciali innovativi divenuti un punto di riferimento. La città vertiginosa con i suoi grattacieli e le autostrade sospese è diventata l’icona dell’immaginario collettivo di una società futuristica. L’uso di miniature, la fotografia espressionista e i complessi effetti di sovraimpressione contribuiscono a creare un’atmosfera suggestiva e irripetibile.

Tra i primi film ad affrontare la potenziale anima oscura della rivoluzione industriale e la deumanizzazione nell’era delle macchine, “Metropolis” rimane un’opera rivoluzionaria e un punto fermo per i cinefili e gli amanti delle serie TV che apprezzano i racconti di fantascienza e i mondi distopici.

Metropolis: personaggi e attori

Il brillante mosaico di “Metropolis” è animato dai volti intensi e dalle performance memorabili del suo cast, un ensemble che ha impresso nella celluloide un’eredità immortale. Al centro della narrazione troviamo il giovane e affascinante Gustav Fröhlich, che interpreta Freder, il figlio idealista dell’autoritario Joh Fredersen. La sua metamorfosi da playboy insouciant a eroe compassionevole è la spina dorsale emotiva del film. Accanto a lui, Brigitte Helm incarna due ruoli antitetici con una carica espressiva sorprendente: è la dolce e carismatica Maria, la cui gentilezza incarna la speranza per i lavoratori oppressi, e allo stesso tempo è il suo opposto meccanizzato, il robot Futura, che con i suoi movimenti innaturali e i tratti geometrici incute un senso di alienazione e paura. L’imponente Alfred Abel presta il suo sguardo penetrante e la sua presenza autoritaria al personaggio di Joh Fredersen, il mastino-capitalista che governa la metropoli con pugno di ferro. Rudolf Klein-Rogge, con la sua interpretazione del malvagio scienziato Rotwang, offre una performance intensa e disturbante, incarnando il genio folle e ossessionato dal potere delle sue stesse creazioni. Questi attori, assieme al resto del cast, animano la visione di Fritz Lang con una gamma di emozioni che vanno dalla più pura innocenza alla più oscura malvagità, rendendo “Metropolis” non solo un capolavoro visivo, ma anche un’indimenticabile esplorazione dell’animo umano.

La trama del film

Ambientato in una futuristica metropoli distopica nel XXI secolo, “Metropolis” è un film muto tedesco del 1927 diretto da Fritz Lang che ha plasmato l’immaginario collettivo della fantascienza. La città è divisa in due: i privilegiati abitano in una scintillante superficie di lusso e ozio, mentre gli oppressi lavorano in condizioni disumane nelle profondità della terra, mantenendo in moto le macchine che alimentano la metropoli. Freder, il figlio del padrone della città, Joh Fredersen, scopre per caso l’inferno meccanizzato dei lavoratori e ne rimane sconvolto. La sua vita si intreccia con quella di Maria, una giovane donna che svolge il ruolo di profetessa pacificatrice tra i lavoratori. Insieme, cercano di trovare un modo per superare la divisione sociale e portare giustizia. Ma le cose si complicano quando Rotwang, lo scienziato pazzo, costruisce un robot a immagine di Maria per incitare l’anarchia tra i lavoratori e usurpare il potere di Fredersen. Il film raggiunge il suo apice emotivo e visivo con la rivolta dei lavoratori e la distruzione della città, portando a una conclusione che sottolinea l’importanza dell’umanità e della comprensione reciproca. “Metropolis” rimane un’opera monumentale, non solo per la sua imprescindibile estetica ma anche per l’urgente messaggio sociale che ancora oggi risuona potente.

Curiosità

“Metropolis” di Fritz Lang, realizzato nel lontano 1927, è un film che continua a catturare l’immaginazione degli appassionati di cinema e serie TV, non solo per la sua trama visionaria ma anche per i retroscena della sua produzione che lo rendono un’opera leggendaria. La pellicola, ambientata in una città futuristica, è stata un pioniere nell’uso di effetti visivi e tecniche di animazione come lo Schüfftan process, un’illusione ottica che permetteva alle scene di sembrare più grandi e più elaborate di quanto fossero realmente. Il film ha impiegato un cast di migliaia di comparse, e le riprese sono durate quasi due anni, un periodo eccezionalmente lungo per l’epoca. Una delle curiosità riguarda la scena in cui il robot Maria viene dato vita mediante un intricato gioco di luci elettriche, una sequenza così avanzata da influenzare il linguaggio visivo della fantascienza per decenni. Inoltre, la realizzazione del robot stesso, un’icona indimenticabile, richiese una meticolosa artigianalità e ingegnosità tecnologica. Nonostante il suo grande impatto culturale,

“Metropolis” non fu un successo immediato, subendo tagli drastici e diverse versioni per anni. Solo recentemente è stata scoperta una versione più completa in un museo del cinema di Buenos Aires, che ha permesso ai fan moderni di vedere il film in una forma più vicina all’originale. “Metropolis” non è soltanto un capolavoro visionario, ma anche un affascinante studio di ciò che il cinema delle origini era in grado di ottenere con un mix di innovazione, audacia e pura passione cinematografica.